Sintomi Morbosi

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È uscito da qualche giorno per Garzanti Sintomi Morbosi, titolo desunto dal filosofo di riferimento del nostro volitivo divoratore di sughi in scatola su Twatter, nonché Ministro dell’Inferno.

È un saggio di Donald Sassoon su questi nostri anni neri, indegnamente tradotto da yours truly. Come diceva l’esangue Sofia Scicolone, accattatevill’!

 

We need good politics, not only good politicians

Review of The Good Politician. Folk Theories, Political Interaction, and the Rise of Anti-Politics, by Nick Clarke, Will Jennings, Jonathan Moss, Gerry Stoker. Cambridge University Press. 309 pp. £21.99.

Even by the poised and collected standards of the best Anglo-American political thought, the very title of this book sounds alarming. That is because it investigates an equally alarming—if somehow unsurprising—state of affairs which, in the liberal-democratic West, is looking increasingly like the most complete bankruptcy of representative democratic politics since the Second World War.

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The best, the strongest, the stablest deal for Britain

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Tre sconfitte per May: posson bastare? Naturalmente no, almeno in quel vituperato guazzabuglio-politico-legale infelicemente battezzato Brexit. E nemmeno quando una di queste non ha precedenti storici, pur provenendo dai libri di storia.

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Non molla, ma barcolla

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La porta del gabinetto è sempre aperta. Anzi, a Downing Street si pensa di installare i tornelli per permettere ai dimissionari e ai nuovi incaricati di avvicendarsi in modo più fluido. Fuori Raab e McVey, rispettivamente Brexit e Lavoro e pensioni, dentro l’ignoto Steve Barclay e Amber Rudd (a volte ritornano, aveva dato sacrosante dimissioni per la porcata della «Windrush generation»).

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Il Tao del Labour

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Nel dibattito in aula seguito alla presentazione della famigerata bozza di accordo con l’Ue sulla British Exit, Jeremy Corbyn – ormai padrone indiscusso di quella pratica che Trotskij definiva il parliamentary cant, la (menzognera e ipocrita) retorica parlamentare – ha vigorosamente attaccato il governo May giurando che non voterà mai a favore di quella bozza di accordo, definendola abborracciata, inconcludente e soprattutto contro gli interessi del popolo britannico.

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L’accordo della discordia

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Se ieri mattina Theresa May si è svegliata più leggera, era perché il suo governo aveva appena perduto due ministri chiave e stava per perderne altri sei. La notte, infatti, porta consiglio. E a volte dimissioni.

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