
Se ieri mattina Theresa May si è svegliata più leggera, era perché il suo governo aveva appena perduto due ministri chiave e stava per perderne altri sei. La notte, infatti, porta consiglio. E a volte dimissioni.

Se ieri mattina Theresa May si è svegliata più leggera, era perché il suo governo aveva appena perduto due ministri chiave e stava per perderne altri sei. La notte, infatti, porta consiglio. E a volte dimissioni.

È la fine dell’inizio. Dopo cinque ore asserragliati a Downing Street a discutere le 500 pagine di accordo concluso con Bruxelles sul futuro rapporto fra Ue e Gran Bretagna dopo l’exit di quest’ultima – il prossimo 29 marzo 2019 – Theresa May ha il sostegno del suo governo.

Tempi interessanti per parlare di uscite di insicurezza. E nella mia amata Alma Mater poi. Un grazie sincero e anticipato a Salvatore Cingari, Emidio Diodato, Maura Marchegiani e al collega del manifesto Enrico Terrinoni.
In questa realtà scatologica che ormai supera la fiction più inquietante, può accadere che il razzista inquilino della Casablanca, fenomeno prettamente spettacolare nelle cause ma tragicamente reale nelle conseguenze, rubi più o meno consapevolmente le battute a personaggi prodotti dal genio distopico della sceneggiatura. The horror, the horror…
Solidarietà con i compagni di Google in sciopero, da anni già impegnati per la lotta alle disuguaglianze e per la salvaguardia del diritto del lavoro.
Completamente trasecolato nell’apprendere che casi di molestie sessuali, discriminazione razziale e altre delizie che credevamo limitate al resto dell’intera umanità in quanto fenomeno del passato, ormai debellate dalla democrazia liberale e dalla virtualizzazione dell’economia (assieme naturalmente alle sperequazioni sociali), perdurino in questa fantastica azienda, un modello per ogni società che abbia a cuore lo sviluppo armonioso dell’individuo.
Nessuno interrompa la trasformazione della società in azienda di cui questa luminosa impresa è simbolo fatto carne.

It’s gone, it was really good and we can pat ourselves on the back.
Thanks, to all those who came along and showed interest. Looking fast forward to next year.
Join us this coming Sunday in the charming framework of the Coronet theatre in Notting Hill, where I will chair a conversation on the above topic with three precious guests: Donald Sassoon, Annalisa Piras and Lorenzo Marsili, as part of the Fill 2018 programme.

Domani e domenica al Coronet Theatre di Notting Hill si aprirà la seconda edizione del Festival italiano di letteratura a Londra (Fill), una due giorni di scambi di idee e dialogo tra letteratura e attualità animata da una comunità di espatriati italiani «al crocevia», residenti in un Regno Unito sull’anticamera di Brexit ma legati a un’Italia attraversata da inquietanti cambiamenti socioculturali.
Our fathers said what their fathers said
Our mothers did what their mothers did
We find each other on the edge of it
Nel discorso con cui Jeremy Corbyn ha concluso la tre giorni congressuale del partito a Liverpool c’erano gli elementi principali che hanno contraddistinto il ritorno del Labour a se stesso nei tre anni da che ne ha preso rocambolescamente le redini: la lotta alla disuguaglianza, alla catastrofe ambientale, alla disoccupazione, alla colpevole passività del Paese nei confronti del problema palestinese (di cui è tutto sommato corresponsabile) e – elemento, questo, del tutto nuovo – al suo tradizionale ruolo ancillare nei disastri statunitensi in politica estera.