Beverly Hills, again

OB-ZA901_mag101_P_20130925104507-1383733021Ho scritto già di Beverly Pepper altrove qualche mese fa, ma il personaggio è di tale caratura da meritarsi altro spazio.

L’auto sobbalza un po’ mentre s’inerpica lungo le strade tortuose e dissestate della campagna umbra. «Non mi preoccupa il vivere pericolosamente. Dopo tutti questi anni, un giorno di più o uno di meno non importa», scherza molto seriamente il mio passeggero speciale: è Beverly Pepper, la madrina della scultura monumentale tardo-novecentesca. Un motto di spirito può ben permetterselo: la sua lunga e intensa vita – novantadue primavere non sono come dirlo – è senz’altro materia per un libro. «Avrebbe dovuto scriverlo mio marito Bill, che era autore. Oggi, tutto il tempo che ho lo dedico al lavoro. Non sono una narratrice, io faccio le cose. Bill aveva lavorato talmente tanti anni su Leonardo da Vinci da aver finito per credere di essere lui stesso Leonardo».

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