Beverly Hills, again

OB-ZA901_mag101_P_20130925104507-1383733021Ho scritto già di Beverly Pepper altrove qualche mese fa, ma il personaggio è di tale caratura da meritarsi altro spazio.

L’auto sobbalza un po’ mentre s’inerpica lungo le strade tortuose e dissestate della campagna umbra. «Non mi preoccupa il vivere pericolosamente. Dopo tutti questi anni, un giorno di più o uno di meno non importa», scherza molto seriamente il mio passeggero speciale: è Beverly Pepper, la madrina della scultura monumentale tardo-novecentesca. Un motto di spirito può ben permetterselo: la sua lunga e intensa vita – novantadue primavere non sono come dirlo – è senz’altro materia per un libro. «Avrebbe dovuto scriverlo mio marito Bill, che era autore. Oggi, tutto il tempo che ho lo dedico al lavoro. Non sono una narratrice, io faccio le cose. Bill aveva lavorato talmente tanti anni su Leonardo da Vinci da aver finito per credere di essere lui stesso Leonardo».

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LouLou

Non ho ancora sentito il disco di Lou Reed e Metallica, ho paura di farlo e non perché “già so che non mi piacerà” bensì proprio perché temo che non mi piacerà. Li ho visti da Jools Holland un mesetto fa, una jam intensa un po’ maldestra, un sacco di energia che sembrava spesa più a sottolineare la partnership, il fatto di vedere sullo stesso palco due realtà culturali così diverse e così simili a un tempo, che la convinzione della qualità di ciò che stavano suonando. Voglio solo fare un discorso, diciamo premusicale, sul significato allargato che ha questa strana coppia.

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