Antisemita a chi?

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L’illustre storico inglese Donald Sassoon è membro del partito laburista dal 1979. Gli abbiamo chiesto un’opinione sull’ondata di accuse di antisemitismo, endogene e non, che imperversano nel partito da quando Jeremy Corbyn ne è diventato il leader.

Non le pare che le polemiche, riprese anche in Italia, giochino sfacciatamente sulla deliberata confusione fra antisionismo e antisemitismo?

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Hit, hit, Hitler!

Potremmo chiamarla Hitler-lalia: la compulsione incontrollata a tirare fuori Hitler in un contraddittorio. Un disturbo del linguaggio che ultimamente colpisce soprattutto gli ex-sindaci di Londra. Sotto i riflettori è ancora una volta lui, Boris Johnson. Nella sua turgida verbosità è arrivato a sfoderare Hitler dal cilindro, rivaleggiando con l’ex-avversario – ex-sindaco pure lui – Ken Livingstone. Ma mentre Livingstone ha solo annoverato il dittatore nazi fra i «sionisti» – una sparata che gli è costata la sospensione temporanea dal Labour party – per Johnson è nientedimeno che l’Ue a meritarsi l’agognata similitudine con il caporale austriaco.

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Boris (va) Vian

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Johnson in uno dei momenti salienti della sua performance da sindaco

La capitale della Gran Bretagna oggi vota per eleggere il suo nuovo sindaco. I seggi, aperti alle sette ora locale, chiuderanno alle 22. Un appuntamento elettorale che arriva dopo due mandati di seguito targati Boris Johnson, il sindaco pasticcione e simpaticone, compagno di goliardiche bisbocce di David Cameron a Eton e Oxford e capace di far parlare di sé soprattutto per le boutade, le gaffe, un’invidiabile intimità con i candelabri e le fini stoviglie dei ricevimenti in cravatta nera, con il grande business, gli anarcoinvestitori, la privatizzazione e la speculazione endemica.

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Il pavone Ken Livingstone

È una «tempesta perfetta» quella che si è scatenata nel partito laburista, sul suo scomodo leader, Jeremy Corbyn, e sul principale alleato di questi, Ken Livingstone.

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Grossa retorica, grande errore

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L’aula non aveva ancora finito di applaudire l’eroica prolusione con cui il figlio segreto (nel senso che fino a ieri non lo conosceva nessuno) di Tony Benn, Hilary, metteva il suggello del Labour a una maggioranza che Cameron non si sognava neppure, che già i Tornado scaldavano i motori.

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