Westmonster

La ripresa, ieri, dei lavori alla Camera dei Comuni

Il giorno dopo l’incenerimento della prorogation da parte della corte suprema (poiché illegale, la sospensione non è mai esistita: dimenticatevela, è stato il senso del verdetto) i deputati sono tornati frettolosamente in una Westminster brulicante di turisti. Per ricalarsi esattamente nelle pastoie in cui si trovavano prima di tanto frastuono costituzionale.

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La Corte Superna

Suprema corte, verdetto supremo. La sospensione (prorogation) del parlamento di Boris Johnson è «illegale, nulla e priva di effetto».

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Brexit? In fondo al molo di Wigan

Capire Brexit? Vaste programme, avrebbe risposto Charles de Gaulle. Proprio lui, che nel 1967 pose il veto al primo tentativo della Gran Bretagna di entrare nell’Ue 1.0, allora nota come Mercato Comune Europeo. Sì perché, quando si tratta di British Exit, comprendere è ormai una velleità.

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Conversazione fra non udenti

«È responsabilità della Gran Bretagna avanzare delle soluzioni operative legali che siano compatibili con l’accordo di uscita.» Lo ha detto la portavoce di Jean-Claude Juncker dopo i colloqui avuti ieri con Boris Johnson in Lussemburgo.

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Il sogno di S. Ursula

Il primo ministro inglese Boris Johnson

La nuova presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che si insedierà il prossimo primo novembre, ha adottato i toni morbidi che ci si attendeva: Brexit sarà l’inizio di un nuovo rapporto fra l’Europa e il Regno Unito, non una fine. Nel caso in cui Brexit «accada», le due controparti dovranno costruire nuovi legami dopo il divorzio, ha detto von der Leyen. Dando però anche una bella spinta alla Dublino di Leo Varadkar con l’affido dell’incarico di commissario europeo per il commercio all’irlandese Phil Hogan.

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Chiuso per proroga

Londra, manifestazione davanti a Westminster; in basso lo speaker della camera John Bercow

Ieri il parlamento è stato alla fine sospeso (prorogued) fino al prossimo 14 ottobre, data del Queen’s Speech in cui la sovrana dovrebbe elencare i provvedimenti del governo Johnson. Il premier ha così attuato la controversa disposizione, che aveva fatto gridare al colpo di stato le opposizioni.

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No alla Brexit senza accordo, la camera dei Lord approva la legge

Con la ratifica finale alla Camera dei Lord, la proposta di legge cosiddetta anti-no deal, avanzata dal deputato laburista moderato Hilary Benn, è diventata ieri legge senza emendamenti, il che significa che non tornerà indietro ai Comuni per una ridiscussione. Lunedì riceverà l’assenso della monarca, come d’uso in questi lidi.

La reazione parlamentare dei deputati remainer, diversamente assortiti, alla prorogation, la sospensione dei lavori parlamentari per cinque settimane che aveva scatenato un putiferio a fine agosto, è stata dunque rapida e incisiva. Così il premier Boris Johnson aveva cercato di soffocare la resistenza alla sua strategia di uscita dall’Ue «a tutti costi» il 31 ottobre (che gli servirebbe come “ricatto” per rinegoziare un accordo capace di riuscire dove quello di Theresa May aveva fallito per ben tre volte: backstop irlandese ecc.).

In tutta risposta, Johnson ha ripetuto, come fa da settimane, di essere determinato a non chiedere alcuna proroga per la scadenza del 31 ottobre, come sarebbe invece, ora, legalmente tenuto a fare. Si profilerebbero così altre azioni legali, oltre a quella già intentata al premier dalla businesswoman Gina Miller per la prorogation, appena respinta da un tribunale londinese. Johnson avrebbe tempo fino al 19 ottobre per richiedere l’estensione dell’articolo 50, a meno che non riesca a far approvare all’aula un accordo di uscita (impossibile) o un’uscita senza accordo (radicalmente impossibile).

Lunedì cercherà nuovamente di far passare la proposta di elezioni anticipate per il 15 ottobre, ma si prevede subirà un’altra sconfitta: avrà ancora bisogno dell’appoggio di quei due terzi dell’aula mancato al primo tentativo.

(il manifesto, 07/09/19)