
La spy story targata Le Carré, ideale per peggiorare dei già disastrosi rapporti diplomatici fra Londra e Mosca, comincia domenica sera.

La spy story targata Le Carré, ideale per peggiorare dei già disastrosi rapporti diplomatici fra Londra e Mosca, comincia domenica sera.

Tra i tanti sassolini nelle scarpe leopardate di Theresa May in cammino verso la British Exit, quello del temuto confine fra Irlanda del Nord e Gran Bretagna è un ciottolo vero e proprio. E se ieri Londra e Bruxelles erano unite nel gelo metereologico, un altro gelo, quello negoziale, le divideva più che mai.

Il sottoscritto e il suo libretto sono stati stati fatti oggetto di questa immeritatamente benevola recensione di Giuseppe Allegri sul manif, che mi affretto a riportare qui sotto non senza la debita gratitudine.
SCAFFALE. «Uscita di insicurezza», un saggio di Leonardo Clausi edito da manifestolibri
Dove va la Gran Bretagna? Questa la domanda che attraversa il brillante, a tratti amaro, ma sempre raffinato e provocatorio pamphlet di Leonardo Clausi, Uscita di insicurezza. Brexit e l’ideologia inglese (manifestolibri, pp. 159, euro 16), firma nota ai lettori de il manifesto, in qualità proprio di corrispondente da Londra.

Il tracollo di Oxfam, da faro della beneficienza occidentale a bieco sfruttatore di quei deboli che dovrebbe tutelare e difendere, continua inesorabile, trascinando nel fango l’intero settore. Dopo le dimissioni della vice presidente Penny Lawrence, accettate lunedì, a poco è servita la contrizione mediatica del numero uno Mark Goldring, a sua volta sull’orlo delle dimissioni.
Nell’inferno del terremoto che nel 2010 aveva colpito Haiti, uno dei paesi più poveri, deprivati e sventurati del pianeta, lo staff della britannica Oxfam, una delle massime confederazioni mondiali di ong, era naturalmente lì per aiutare. Ma questo non impediva che alcuni suoi rappresentanti andassero con delle prostitute, anche minorenni, rendendo così quelle persone vulnerabili vittime due volte.

Dopo aver letto dell’ultima iniziativa di Elon Musk – multimiliardario prenditore digitale la cui hubris e arroganza sono uno ormai uno dei simboli più eclatanti della deficienza artificiale che sta per sostituirsi a quella umana come garante della continuazione ininterrotta dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo al ritmo del quale stiamo massacrando la disgraziata biglia terracquea che infestiamo – vorrei lanciare un accorato appello.
(continua)
Come ogni minuetto che si rispetti, la negoziazione sulla British Exit danzata dalla Gran Bretagna di Theresa May prevede dei passetti avanti e passetti indietro.
Non esistono aziende-Frankenstein, per quanto sovradimensionate e voraci, «troppo grandi per fallire». Lo dimostra il triste – e disastroso per i lavoratori – epilogo della Carillion, gigante dell’edilizia britannica mandata ieri in liquidazione dopo l’abbandono del tentativo in extremis di tenerla a galla.

Tempestivamente e nel segno della più febbrile urgenza auto-promozionale, avverto che l’anno scorso, il sette dicembre, è uscito per i tipi di manifestolibri un mio saggetto polemico che attraversa di un fiato (corto) secoli di storia e cultura inglese alla luce della famigerata British Exit. S’intitola Uscita di insicurezza. Brexit e l’ideologia inglese.
Compravàtevelo, fingete di leggerlo e possibilmente infliggetelo ai vostri peggiori nemici.
Nei primi anni Settanta, prima che il birro Rudolph Giuliani la “ripulisse” a colpi di lanciafiamme e carte di credito, New York assomigliava alla Detroit di oggi: una città fantasma con i suoi fantasmi – tossicodipendenti, disoccupati/e, prostitute/i, senzatetto. Il comune era alluvionato di debiti – Roma in my mind– incapace di pagare gli stipendi, a un passo dal fallimento (default).
(continua)