Remo de Roma, addio

Posso dirla la mia città, anche se non vi sono nato e ho mai avuto una casa che fosse mia. Sono anzi ormai più gli anni che ho vissuto altrove di quelli spesi a Roma. Forse anche per questo nulla di quel poco di urbanistico, artistico e architettonico che ho visto su questa grande biglia nel cielo denominata terra può competere con essa,  tantomeno naturalmente The Great Wen, nel quale vivo da vent’anni. Anche per questo oggi piango la morte di Remo Remotti.

Una grande perdita. Romana, prima di tutto, perché dai tempi di Flaiano e Remotti questa città meravigliosa e canaglia non ha saputo esprimere voci capaci di coglierne l’essenza più intima con altrettanto stupendo sarcasmo. Prima di loro, bisogna risalire a Belli e Trilussa.

L’abbraccio mortale di Roma è uno dei capisaldi della cultura italiana, ancora oggi che la città affonda nella melma del malaffare, dell’intolleranza e dello svacco morale e materiale. Quando vidi questa cosa di Remotti fu come se tutta la storia e il significato di Roma moderna – questo grosso borgo campestre materia del paesaggismo di artisti stranieri illustri, dedito alla pastorizia prima ancora che alla corrotta amministrazione, schiacciato dalle babbucce papali e freneticamente restaurato capitale di una nazione in gran parte inventata – mi si dispiegasse in tutta la sua infinita, triste poesia. Roba folgorante. Per questo non posso fare a meno di ricordarlo con il suo capolavoro.

Marching against the machine

A few shots from yesterday’s national anti-austerity demo against the next tranche of savage cuts this 2nd Tory administration is going to inflict upon the weaker strata of the Uk population.

Yours faithfully went, marched alongside a Brixtonian contingent and carefully avoided the VIP speeches in Parliament sq. Russell Brand’s in particular.

Gli uomini vuoti

Mentre il mondo “libero” scopre con sgomento e sdegno che quell’associazione a delinquere di stampo mafioso che munge la sempre enfia mammella del torneo calcistico-circense grazie alle indagini congiunte della superpotenza imperialista nota per il proprio totale disinteresse nei confronti di detto sport assieme a quella finanziaria fiorita sui capitali sporchi di sangue di mezzo mondo trabocca di putredine solo perché dei due paesi che dovrebbero prossimamente ospitarne lo svolgimento dietro pagamento di regolarissime tangenti uno è una teoligarchia estrattiva premoderna l’altro l’ex nemico ideologico involontariamente trasmutatosi in pericoloso concorrente ideologico; Continue reading “Gli uomini vuoti”

“Voto anch io!” “No, tu no!”

«Lon­dra val bene un refe­ren­dum», avrà pen­sato David Came­ron, men­tre ne pro­met­teva uno sull’Europa in chiave anti Ukip pur di vin­cere le ele­zioni. Ora che le ha vinte, gli tocca sor­bir­selo. Dopo l’indipendenza scoz­zese e i matri­moni gay in Irlanda, l’istituto refe­ren­da­rio si ripre­senta come capace di alte­rare gli sto­rici equi­li­bri giuridico-istituzionali delle isole bri­tan­ni­che: dall’assetto interno del Regno unito a quello di quest’ultimo nel con­te­sto europeo. Continue reading ““Voto anch io!” “No, tu no!””

Yes, they could

Per un paese come l’Irlanda è un tri­plo salto mor­tale. In avanti. Il paese sta uscendo dalle pastoie di un seco­lare cat­to­li­ce­simo pro­vin­ciale e pre­mo­derno gra­zie alla vit­to­ria dei «Sì» al refe­ren­dum sul matri­mo­nio gay, il primo al mondo nel suo genere. Continue reading “Yes, they could”

Cameron issa i ponti levatoi

L’immigrazione in Uk è in aumento più o meno costante da metà anni Novanta, e la tanto strom­baz­zata cre­sci­tina dell’economia nazio­nale, costruita sulla fles­si­bi­liz­za­zione sel­vag­gia e sullo sman­tel­la­mento del wel­fare, ha reso una volta di più il Paese quel che sotto molti aspetti è sem­pre stato: l’America di un’Europa oggi sovra­di­men­sio­nata e nelle tena­glie dell’austerity. Continue reading “Cameron issa i ponti levatoi”

Scene da un matrimonio gay

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Non è la Cali­for­nia. È uno stato che ancora nel 1993 fu costretto a decri­mi­na­liz­zare l’omosessualità die­tro ingiun­zione della Corte euro­pea dei diritti dell’uomo: ma oggi la repub­blica d’Irlanda si riscatta dalla nomea di avam­po­sto dell’oscurantismo reli­gioso diven­tando il primo Paese al mondo a tenere un refe­ren­dum sull’estensione dei diritti del matri­mo­nio fra per­sone dello stesso sesso. Continue reading “Scene da un matrimonio gay”

The (Rotten) Legacy of Thatcherism

image.The Legacy of Thatcherism. Assessing and Exploring Thatcherite Social and Economic Policies, edited by Stephen Farrall and Colin Hay. Oxford University Press for the British Academy. 352 pp. £25.00.

The legacy of Thatcherism: how not to assess it? Even beyond the ‘Anglo-liberal’ shores, Margaret Thatcher is such a totemic figure that it could be argued—without fear of opprobrium—that the present British political settlement is still cast in a Thatcherite mould.

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Rovescio del lavoro

«Divieni ciò che sei», scrisse Frie­drich Nie­tzsche. Ora i Tories, final­mente soli davanti allo spec­chio, privi della coscienza infe­lice degli ex alleati Lib-Dem, lo diven­tano. Liberi, gio­iosi, senza freni. Continue reading “Rovescio del lavoro”