Nell’estate che potrebbe riportare il Labour Party britannico nell’alveo della propria storia dopo tanto galleggiare in un dopostoria indeterminato quanto certo della propria irrevocabilità, Jeremy Corbyn continua a parlare davanti a traboccanti platee la cui età anagrafica è, nient’affatto sorprendentemente, bassa.
Author: leonardo clausi
Geremiade
Si chiama Jeremy proprio come Clarkson, la controversa celebrità televisiva, ma le similitudini per fortuna finiscono qui. Politicamente, somiglia assai di più a Ken Livingstone, l’ex sindaco di Londra e anche lui famosa spina del fianco del partito laburista: una mina vagante a sinistra con grosso seguito personale, e quindi imbarazzo per la maggioranza centrista.
Un panda di nome Bbc
È la televisione pubblica più grande e migliore del mondo, riconoscibile dall’acronimo – Bbc – forse più noto dopo “Usa”. Il motto Inform, educate, entertain del suo fondatore Lord Reith, nel 1922, fa da eco novecentesca al Liberté, égalité, fraternité francese rivoluzionario: un modello all’epoca in cui la televisione pubblica informando formava, e di cui è inutile avere nostagia. Ma le notizie, i reportage esclusivi, i documentari esemplari ne fanno ancora il gold standard della teleprofessionalità, una bussola per tutti i giornalisti del globo. E tutto senza pubblicità.
La regina uncinata
La prima pagina del Sun di sabato sembra la copertina di una fanzina punk in pieno 1977, roba da far sghignazzare nella tomba Malcom McLaren. Ritrae l’attuale capo di stato britannico, Elisabetta II Windsor, regina del Regno unito di Gran Bretagna — ma da noi meglio nota come «la regina d’Inghilterra» – che all’età di sette anni fa il saluto nazista.
Attacco al cuore del sindacato
Perfino il Financial Times, quell’instancabile sobillatore della sedizione bolscevica, le aveva definite controproducenti: le norme restrittive sul diritto di sciopero in Gran Bretagna, annunciate nel Queen’s Speech alla fine del maggio scorso, sono state presentate mercoledì con puntualità elvetica.
La Manica stretta
La Manica non è più larga, figuriamoci per i migranti. La Gran Bretagna annuncia nuove misure per scongiurare gli arrivi illegali nel paese. Misure che non sorprendono affatto da parte del governo tory in carica, e che erano imminenti, visti gli sviluppi della drammatica situazione ormai da anni quotidiana lungo la tratta Calais-Dover.
Come togliere dando (atto unico, di George Osborne)
In una coincidenza più che simbolica, mentre il cancelliere George Osborne presentava mercoledì la prima finanziaria a monopolio Tories dal 1996 (e senza il fastidioso incomodo dei Lib-dem in coalizione) la capitale piombava nel caos, con milioni di pendolari bloccati dal più grande sciopero dei lavoratori della metropolitana degli ultimi quindici anni.
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Quel comunista del marito di Marilyn

D ’accordo, esistono esperienze più dirompenti che trovarsi a Northampton di lunedì sera. Basta camminare in una luminosa serata estiva per il centro semideserto della cittadina a un paio d’ore di treno da Londra, per comprendere come mai fuori della Gran Bretagna se ne sappia poco.
Personae non gratae
I dilemmi principali della politica britannica di questo periodo vertono sull’uscita (propria) dalla Ue e l’entrata (altrui) nel paese. La prima è un rischio possibile; la seconda una calamità sociale da evitare a ogni costo.
Faith No More: quando l’attesa paga
A volte – anzi, quasi sempre – si riformano. I Faith No More tornano con “Sol Invictus” a diciotto anni dal loro ultimo “Album of the Year ”, del 1997: nostalgico appagamento per chi li ricorda riscrivere le regole del rock da stadio anni Novanta, quando fornivano un ironico contrappeso alla misantropia del grunge. E interessante scoperta per chi, all’epoca, metteva i dentini.
Si erano ritrovati a tavola, a pranzo dall’ex manager a Los Angeles. Patton (voce), Billy Gould (basso), Roddy Bottum (tastiere), e Mike Bordin (batteria). Uno squillo al chitarrista Jon Hudson, e nel 2008 ricominciano a suonare in giro per festival. Messo insieme nuovo materiale, hanno registrato a casa di Gould e pubblicato con l’etichetta di Patton, la Ipecac.
Formatisi nel 1985, i Faith hanno sfidato ogni categorizzazione. Il passaggio continuo dal metal a Ennio Morricone, dal soul più morbido al rap, dalle tastiere cortesi di Bottum al punitivo rullante di Bordin, ne fa un’avvincente enciclopedia di generi. In questi anni, Patton ha continuato così: con venti album e cinque o sei band ha rivisitato tutto lo scibile musicale, dai canti degli indiani d’America alle colonne sonore di B movie italiani anni Settanta.
