Ore diurne

Oggi seggi aperti dalle sette del mattino, lo rimarranno fino alle ventidue. Si vota per decidere il governo dei prossimi cinque anni, che dovrebbe decidere se completare la British Exit a targa Tory. Si sfidano le intemperie invernali per la prima volta da novantasette anni, di solito si preferisce votare in primavera. Ma è l’inverno della democrazia, in Gran Bretagna come quasi ovunque.

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Quando i tacchini votano per il Natale

“Turkeys voting for Christmas” è un detto possibile solo in un paese che scambia le carni insipide di questo grosso volatile per una leccornia, ma che bene descrive l’esito – prevedibile, eh –  di queste elezioni.

Se ne è parlato con i comrades di ROR.

Urne d’inverno

Boris Johnson in campagna elettorale

Poche manciate di ore separano dalle politiche, si vota giovedì. Saranno le prime elezioni invernali da un bel pezzo con soli tre precedenti finora, il 1919, il 1918 e il 1923. Sono passate quasi sei settimane esatte dall’ultimo tappo parlamentare che ha imbottigliato il negoziato Brexit del premier Boris Johnson e il conseguente scioglimento – meglio definirla liquefazione – del parlamento, lo scorso 6 novembre. Ma l’insensatezza con cui ormai da anni si susseguono scadenze definite “storiche” ha messo la sordina alle fanfare per consegnare il paese a un eterno presente in cui si corre sul posto verso l’ologramma Brexit. Fin quando non ci si sbatterà violentemente contro per saggiarne, alfine, l’inaspettata durezza.

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Get Brexit Dumb

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Il Regno Unito si trova a poche settimane dal quinto appuntamento elettorale in un decennio (senza contare i due delle europee) e due referendum, quello scozzese e quello, famigerato, sulla British Exit. Dopo mille tentativi, Boris Johnson non è riuscito a farsi approvare dal parlamento l’accordo che dovrebbe sancire l’uscita dall’Ue.

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SM Festival

È stato appena confermato sottovoce, ma potrebbe finire come altre magniloquenti iniziative sbandierate dal governo uscente, per tacere di quelli usciti ancora prima: in un buco nell’acqua. Parliamo del Festival, manifestazione dal nome ancora antonomastico (e quindi immodesto) che Boris Johnson ha confermato nell’agenda governativa prossima futura in uno degli ultimi atti da premier, qualora riuscisse a farsi rieleggere il prossimo 12 dicembre. E che già i detrattori hanno ribattezzato «Brexit Festival».

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Elezioni d’inverno

Jeremy Corbyn

Elezioni a dicembre: probabilmente il 12, giovedì, decretato da 430 voti a 20. Le opposizioni avrebbero preferito il 9 per dare al governo meno tempo prima dello scioglimento delle camere (per legge 25 giorni prima della data delle elezioni) così da ridurre i rischi che Boris Johnson cambi idea e provi di nuovo a rinfilare sotto la porta il suo deal di uscita, finora sconfitto. Non è ancora detto naturalmente, figuriamoci: se passa ai Comuni la convocazione alle urne poi deve essere discussa dai Lords entro la settimana. Ma la chance aumenta.

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Ancora un piccolo sforzo…

Boris Johnson

Elezioni sì, ma quando? Gli ultimi sviluppi vedono Johnson momentaneamente abbandonare il proprio accordo di uscita rinegoziato con Bruxelles appena giorni fa – facendo inferocire i Tories moderati – e spingere a tutto gas verso elezioni anticipate. E a dicembre: mese sciaguratissimo per appuntamenti simili, non a caso sarebbe la prima volta dal 1923.

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