La regina uncinata

3141La prima pagina del Sun di sabato sem­bra la coper­tina di una fan­zina punk in pieno 1977, roba da far sghi­gnaz­zare nella tomba Mal­com McLa­ren. Ritrae l’attuale capo di stato bri­tan­nico, Eli­sa­betta II Wind­sor, regina del Regno unito di Gran Bre­ta­gna — ma da noi meglio nota come «la regina d’Inghilterra» – che all’età di sette anni fa il saluto nazista.

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Attacco al cuore del sindacato

Per­fino il Finan­cial Times, quell’instancabile sobil­la­tore della sedi­zione bol­sce­vica, le aveva defi­nite con­tro­pro­du­centi: le norme restrit­tive sul diritto di scio­pero in Gran Bre­ta­gna, annun­ciate nel Queen’s Speech alla fine del mag­gio scorso, sono state pre­sen­tate mer­co­ledì con pun­tua­lità elvetica.

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La Manica stretta

Migrants, lorry, Calais

La Manica non è più larga, figu­ria­moci per i migranti. La Gran Bre­ta­gna annun­cia nuove misure per scon­giu­rare gli arrivi ille­gali nel paese. Misure che non sor­pren­dono affatto da parte del governo tory in carica, e che erano immi­nenti, visti gli svi­luppi della dram­ma­tica situa­zione ormai da anni quo­ti­diana lungo la tratta Calais-Dover.

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Come togliere dando (atto unico, di George Osborne)

In una coin­ci­denza più che sim­bo­lica, men­tre il can­cel­liere George Osborne pre­sen­tava mer­co­ledì la prima finan­zia­ria a mono­po­lio Tories dal 1996 (e senza il fasti­dioso inco­modo dei Lib-dem in coa­li­zione) la capi­tale piom­bava nel caos, con milioni di pen­do­lari bloc­cati dal più grande scio­pero dei lavo­ra­tori della metro­po­li­tana degli ultimi quin­dici anni.

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Marching against the machine

A few shots from yesterday’s national anti-austerity demo against the next tranche of savage cuts this 2nd Tory administration is going to inflict upon the weaker strata of the Uk population.

Yours faithfully went, marched alongside a Brixtonian contingent and carefully avoided the VIP speeches in Parliament sq. Russell Brand’s in particular.

“Voto anch io!” “No, tu no!”

«Lon­dra val bene un refe­ren­dum», avrà pen­sato David Came­ron, men­tre ne pro­met­teva uno sull’Europa in chiave anti Ukip pur di vin­cere le ele­zioni. Ora che le ha vinte, gli tocca sor­bir­selo. Dopo l’indipendenza scoz­zese e i matri­moni gay in Irlanda, l’istituto refe­ren­da­rio si ripre­senta come capace di alte­rare gli sto­rici equi­li­bri giuridico-istituzionali delle isole bri­tan­ni­che: dall’assetto interno del Regno unito a quello di quest’ultimo nel con­te­sto europeo. Continue reading ““Voto anch io!” “No, tu no!””

Yes, they could

Per un paese come l’Irlanda è un tri­plo salto mor­tale. In avanti. Il paese sta uscendo dalle pastoie di un seco­lare cat­to­li­ce­simo pro­vin­ciale e pre­mo­derno gra­zie alla vit­to­ria dei «Sì» al refe­ren­dum sul matri­mo­nio gay, il primo al mondo nel suo genere. Continue reading “Yes, they could”

Cameron issa i ponti levatoi

L’immigrazione in Uk è in aumento più o meno costante da metà anni Novanta, e la tanto strom­baz­zata cre­sci­tina dell’economia nazio­nale, costruita sulla fles­si­bi­liz­za­zione sel­vag­gia e sullo sman­tel­la­mento del wel­fare, ha reso una volta di più il Paese quel che sotto molti aspetti è sem­pre stato: l’America di un’Europa oggi sovra­di­men­sio­nata e nelle tena­glie dell’austerity. Continue reading “Cameron issa i ponti levatoi”

The (Rotten) Legacy of Thatcherism

image.The Legacy of Thatcherism. Assessing and Exploring Thatcherite Social and Economic Policies, edited by Stephen Farrall and Colin Hay. Oxford University Press for the British Academy. 352 pp. £25.00.

The legacy of Thatcherism: how not to assess it? Even beyond the ‘Anglo-liberal’ shores, Margaret Thatcher is such a totemic figure that it could be argued—without fear of opprobrium—that the present British political settlement is still cast in a Thatcherite mould.

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Rovescio del lavoro

«Divieni ciò che sei», scrisse Frie­drich Nie­tzsche. Ora i Tories, final­mente soli davanti allo spec­chio, privi della coscienza infe­lice degli ex alleati Lib-Dem, lo diven­tano. Liberi, gio­iosi, senza freni. Continue reading “Rovescio del lavoro”