Against austeritarianism

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Bri­tish stu­dents have descen­ded again on the streets to claim the right to study, under assault as never before from the Con­ser­va­tive govern­ment. The pro­test, orga­ni­zed ini­tially by mem­bers of the Natio­nal Cam­paign Against Fees and Cuts, even­tually won the bac­king of many other stu­dent orga­ni­za­tions in the wake of dra­co­nian cuts and unsu­stai­na­ble increa­ses in tui­tion fees dic­ta­ted by the Tories’ auste­rity agenda.

The rest on the newly-launched, impossibly glamorous global edition of Il manifesto

Contro la svolta austeritaria

Gli stu­denti bri­tan­nici sono scesi ancora una volta in piazza per riven­di­care il diritto allo stu­dio, sotto assalto come mai prima da parte del governo con­ser­va­tore in carica. La mani­fe­sta­zione, orga­niz­zata ini­zial­mente dai mem­bri della Natio­nal Cam­paign Against Fees and Cuts, ha finito per rice­vere l’adesione di molte altre orga­niz­za­zioni stu­den­te­sche sulla scia delle tagli dra­co­niani e degli aumenti inso­ste­ni­bili delle tasse uni­ver­si­ta­rie det­tati dall’agenda «auste­ri­ta­ria» dei Tories.

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Completely relevant anniversaries – Pier Paolo Pasolini

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Pier Paolo Pasolini, whose notoriously controversial death happened 40 years ago to the day, was the last truly great Italian intellectual of the XX century: greater than Calvino – who was maybe better than him as a novelist, but was not a poet, an essayist and most of all a film maker as PPP – and Leonardo Sciascia, whose musings on mafia-permeated Sicily were, despite their courage, more parochial.

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Fat Cuts

UnknownWe have recently learned that the multimillionaire Andrew Lloyd Webber, the lifelong Peer who has graced our ears and eyes with countless schmaltzy musicals (wretched genre, if you ask me), has dutifully rushed back in business class from New York just in time to vote for George Osborne’s repellent tax credit cuts.

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What an upper class hero!

I herewith launch a petition on Change.org to have his worldwide hit, Cats, rechristened “Fat Cats.”

La barra a dritta

Che il com­pito di Jeremy Cor­byn fosse impari, si sapeva. È come se avesse con­qui­stato la lea­der­ship dello stesso par­tito al quale si era pro­po­sto come alter­na­tiva nella cam­pa­gna per le pri­ma­rie: ovvio che la tri­plice alleanza non scritta di tories, mode­rati neo­la­bu­ri­sti e media main­stream gli avrebbe dato immenso filo da torcere.

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La scacchiera del cancelliere

Dipinto com’era — nel migliore dei casi come gelido Appa­rat­chik esperto di dop­piezza e nel peg­giore come un bom­ba­rolo filo-insurrezionalista -, la scelta di Jeremy Cor­byn di affi­dare il dica­stero ombra delle finanze (Can­cel­liere dello Scac­chiere) a uno come John McDon­nell è stata una­ni­me­mente con­si­de­rata dai com­men­ta­tori come un segno di debo­lezza del segre­ta­rio nei con­fronti del cieco demone radi­cale impos­ses­sa­tosi del Labour.

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Labour Party anno zero

A poco di più di due set­ti­mane dall’elezione tel­lu­rica che ha fatto pre­ci­pi­tare la lea­der­ship del par­tito labu­ri­sta nel grembo di Jeremy Cor­byn, si è aperto ieri a Brighton l’annuale con­gresso del par­tito. Si con­clu­derà mercoledì.

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God Shave the Queen

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Jeremy Corbyn, l’internazionalista, ovviamente non riesce a cantare le impronunciabili strofe dell’inno nazionale, sorta di glorificazione musicale delle peggiori porcherie compiute da un popolo nel nome della propria presunta superiorità (vale per i britannici ma anche per qualsiasi altro inno nazionale europeo). E la stampa, moderata e non, gli è naturalmente saltata quasi tutta addosso.

C’è un particolare piacere nell’assistere a queste piazzate isteriche. È la prima volta che, finito quasi per sbaglio in posti chiave, improvvisamente qualcuno usa un linguaggio del tutto alieno, proveniente da una galassia lontana milioni di anni luce dalle ridicole e decrepite parrucche dell’establishment. Uno che non dice – e non canta – le solite cazzate. Che anche duri poco, ne valeva urgentemente la pena.