Jeremiad

Giornata di relativa calma sul fronte Corbyn. Non volendo prolungare l’increscioso sfoggio di trame e orditi di partito nel giorno dell’anniversario di quella colossale e insensata mattanza che fu la battaglia della Somme, i deputati laburisti ammutinati hanno osservato una tregua precaria.

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Tu quoque, Gove

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Il dramma messo in scena dal Labour, con Corbyn aggrappato con le unghie e con i denti alla leadership nonostante ormai tutti i suoi deputati gli abbiano voltato le spalle, è lacerante al punto da non escludere il rischio di scissione. Ma ieri non ha prodotto altri colpi di scena della caratura cui siamo ormai abituati da circa una settimana. Continua a leggere “Tu quoque, Gove”

Il leader dimezzato

Con i due principali partiti senza un leader in servizio permanente effettivo – David Cameron che si è gettato sulla sua spada, Jeremy Corbyn con la pistola puntata alla tempia dai suoi stessi compagni di partito – la Gran Bretagna comincia un lungo e sofferto addio al bipolarismo, alla governabilità e alle gioie dell’uninominale secco. Per Corbyn, quella di ieri è stata una giornata di passione e d’indicibile pressione.

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Il premier inesistente

A Bruxelles David Cameron – il premier inesistente – ha fatto l’ultima cena, ma non la prima colazione.

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La congiura dei diseguali

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172 contro 40, è il risultato del voto di sfiducia nei confronti di Jeremy Corbyn. Nell’ennesimo di una serie di terremoti-matrioska innescati dal referendum di giovedì scorso, più dell’80% dei parlamentari laburisti gli si è pronunciato contro, dopo una serie di incontri, pianti, accese discussioni e litigi.

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Senza bussola

La navigazione a vista continua. Mentre David Cameron è a Bruxelles per una serie d’incontri dove non riuscirà a guardare in faccia nessuno di quegli stessi interlocutori messi in croce quattro mesi prima per ottenere le famose, inutili negoziazioni sulla permanenza del paese nell’Ue, il neosindaco Sadiq Khan ha fatto la sua prima uscita pubblica dall’armageddon del 24 mattina.

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Guerra incivile

Adesso per il Labour party il “leave” per o contro il quale lottare è quello di Jeremy Corbyn. Il risultato del referendum non si è limitato a falciare il premierato di David Cameron, ha esteso il suo caos destabilizzante dentro al principale partito d’opposizione, squassato da un’endemica volatilità interna.

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L’ologramma del capitano

A tre giorni dal più grande evento storico ed istituzionale europeo dal secondo dopoguerra, al pari della caduta del muro di Berlino, il paese si confronta con le conseguenze della decisione presa dai 17 milioni di elettori che hanno votato per l’uscita dalla Ue.

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Uscire continuamente dall’Europa

Schadenfreude. L’Inghilterra, abituiamoci a chiamarla come chiamano sempre tutti in Italia la Gran Bretagna, ci ha preso gusto. Continua a uscire dall’Europa, politicamente e calcisticamente. Subito dopo, i suoi leader danno le dimissioni. La nazionale inglese esce dagli europei di calcio dopo essere stata  sconfitta da una squadra che viene da un paese che ha la stessa popolazione di Leicester e che era tutta allo stadio. Gli inglesi sono ora alla disperata ricerca di qualcosa da cui uscire attraverso un altro appassionante referendum. Magari loro stessi.

Evidentemente il global warming ha scongelato gli islandesi. Björk e i Sigur Ròs festeggiano.