Giochi con frontiere

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Tra i tanti sassolini nelle scarpe leopardate di Theresa May in cammino verso la British Exit, quello del temuto confine fra Irlanda del Nord e Gran Bretagna è un ciottolo vero e proprio. E se ieri Londra e Bruxelles erano unite nel gelo metereologico, un altro gelo, quello negoziale, le divideva più che mai.

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I cupi stendardi della Brexit

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Il sottoscritto e il suo libretto sono stati stati fatti oggetto di questa immeritatamente benevola recensione di Giuseppe Allegri sul manif, che mi affretto a riportare qui sotto non senza la debita gratitudine.

I cupi stendardi della Brexit

SCAFFALE. «Uscita di insicurezza», un saggio di Leonardo Clausi edito da manifestolibri

Dove va la Gran Bretagna? Questa la domanda che attraversa il brillante, a tratti amaro, ma sempre raffinato e provocatorio pamphlet di Leonardo Clausi, Uscita di insicurezza. Brexit e l’ideologia inglese (manifestolibri, pp. 159, euro 16), firma nota ai lettori de il manifesto, in qualità proprio di corrispondente da Londra.

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Uscita di insicurezza

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Tempestivamente e nel segno della più febbrile urgenza auto-promozionale, avverto che l’anno scorso, il sette dicembre, è uscito per i tipi di manifestolibri un mio saggetto polemico che attraversa di un fiato (corto) secoli di storia e cultura inglese alla luce della famigerata British Exit. S’intitola Uscita di insicurezza. Brexit e l’ideologia inglese.

Compravàtevelo, fingete di leggerlo e possibilmente infliggetelo ai vostri peggiori nemici.

 

Fill (the void)

A prescindere da come – e quando – si scioglierà l’intreccio, a Londra la saga Brexit sta facendosi sentire. L’effetto è ancora soprattutto psicologico. Se la capitale si è espressa con un massiccio 60% contro l’uscita del Paese dall’Ue prescritta dall’esito referendario del giugno 2016, è anche perché conta una vasta comunità internazionale. Forte, a sua volta, di un congruo contributo di italianità: circa 600mila connazionali, socialmente polarizzati fra «expat» per scelta e «migranti economici» per forza, uniti al centro da un’abbondante zona grigia.

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Passione secondo May

Sopportata più che supportata dai suoi, trafitta ormai più di un San Sebastiano, quella di Theresa May è una drammatica agonia. Sempre più in bilico fra una gestione interinale e un inquietante film snuff politico, la sua la premiership è già – ma non ancora – finita.

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The Nasty Party is back

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Ieri a Halifax, nello Yorkshire, Theresa May ha presentato il programma elettorale del partito conservatore per le politiche, l’8 giugno prossimo. Fin dall’annuncio choc di queste elezioni in una mossa da guerra lampo, tre settimane fa, era andata ripetendo con regolarità da umanoide lo stesso slogan sulla leadership «forte e stabile», necessaria a guidare il Paese attraverso le forche caudine del negoziato Brexit.

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