
Se ieri mattina Theresa May si è svegliata più leggera, era perché il suo governo aveva appena perduto due ministri chiave e stava per perderne altri sei. La notte, infatti, porta consiglio. E a volte dimissioni.

Se ieri mattina Theresa May si è svegliata più leggera, era perché il suo governo aveva appena perduto due ministri chiave e stava per perderne altri sei. La notte, infatti, porta consiglio. E a volte dimissioni.

È la fine dell’inizio. Dopo cinque ore asserragliati a Downing Street a discutere le 500 pagine di accordo concluso con Bruxelles sul futuro rapporto fra Ue e Gran Bretagna dopo l’exit di quest’ultima – il prossimo 29 marzo 2019 – Theresa May ha il sostegno del suo governo.
Solidarietà con i compagni di Google in sciopero, da anni già impegnati per la lotta alle disuguaglianze e per la salvaguardia del diritto del lavoro.
Completamente trasecolato nell’apprendere che casi di molestie sessuali, discriminazione razziale e altre delizie che credevamo limitate al resto dell’intera umanità in quanto fenomeno del passato, ormai debellate dalla democrazia liberale e dalla virtualizzazione dell’economia (assieme naturalmente alle sperequazioni sociali), perdurino in questa fantastica azienda, un modello per ogni società che abbia a cuore lo sviluppo armonioso dell’individuo.
Nessuno interrompa la trasformazione della società in azienda di cui questa luminosa impresa è simbolo fatto carne.

It’s gone, it was really good and we can pat ourselves on the back.
Thanks, to all those who came along and showed interest. Looking fast forward to next year.
Join us this coming Sunday in the charming framework of the Coronet theatre in Notting Hill, where I will chair a conversation on the above topic with three precious guests: Donald Sassoon, Annalisa Piras and Lorenzo Marsili, as part of the Fill 2018 programme.

Domani e domenica al Coronet Theatre di Notting Hill si aprirà la seconda edizione del Festival italiano di letteratura a Londra (Fill), una due giorni di scambi di idee e dialogo tra letteratura e attualità animata da una comunità di espatriati italiani «al crocevia», residenti in un Regno Unito sull’anticamera di Brexit ma legati a un’Italia attraversata da inquietanti cambiamenti socioculturali.
Nel discorso con cui Jeremy Corbyn ha concluso la tre giorni congressuale del partito a Liverpool c’erano gli elementi principali che hanno contraddistinto il ritorno del Labour a se stesso nei tre anni da che ne ha preso rocambolescamente le redini: la lotta alla disuguaglianza, alla catastrofe ambientale, alla disoccupazione, alla colpevole passività del Paese nei confronti del problema palestinese (di cui è tutto sommato corresponsabile) e – elemento, questo, del tutto nuovo – al suo tradizionale ruolo ancillare nei disastri statunitensi in politica estera.

Piccola presentazione del mirabolante festival letterario del quale sono umile collaboratore nella fantasmagorica cornice della libreria Otherwise di via del Governo Vecchio a Roma. Domani, 28 settembre alle 19.00.
Introduce il brillante Valerio Mattioli, in conversazione con yours truly. Disertate in pochi.

Temperatura Brexit sempre al calor bianco in Gran Bretagna. Più che mai dopo la distratta sufficienza con cui le proposte di Theresa May per un’uscita cerchiobottista del paese dall’Ue – il cosiddetto «accordo Chequers» (dal nome della residenza estiva dei Primi ministri britannici: manterrebbe il Paese allineato con gli standard europei su merci e generi alimentari) -, sono state accolte dai 27 al summit di Bruxelles della scorsa settimana. Continue reading “Rifarendum?”