Licenze impoetiche

Sul congresso del Nasty Party appena concluso.

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Ukip: KO is the new OK

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Se per i partiti «convenzionali» la questione Brexit è quantomeno spinosa, presso le più sanguigne fila dell’Ukip diventa un vero e proprio oggetto contundente.

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L’Amber Jovinelli

Con il proclama «ungherese» sfoderato martedì durante il congresso dei Tories appena concluso a Birmingham, la neoministra dell’interno Amber Rudd ha provocato un vespaio. Nel tentativo di apparire risoluta nell’accogliere lo scontento per i flussi migratori condensatosi nella Brexit, Rudd ha annunciato che le imprese nazionali saranno tenute a pubblicare liste con i nomi dei propri lavoratori stranieri nei propri libri paga.

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Mai dire May

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«Meet the new boss, same as the old boss», cantavano gli Who. Ieri David Cameron e Theresa May si sono dati il cambio a 10 Downing Street, nella solita trafila ritual-protocollare così egregiamente sopravvissuta alla società di massa, ma stavolta condotta a tamburo battente, vista l’emergenza. May ha ricevuto l’incarico poco prima delle 19 di ieri, ora italiana, in una breve udienza di mezz’ora con Elisabetta II. Continua a leggere “Mai dire May”

L’aquila spennata

Nella Gran Bretagna post-Brexit le porte girevoli della leadership non si fermano un attimo. Ieri, proprio mentre Angela Eagle annunciava la propria sfida alla leadership del partito laburista, la sua omologa tory, Andrea Leadsom, convocava improvvisamente una conferenza stampa per ritirare la propria, consentendo così a Theresa May di diventare premier.

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Making Plans for Nigel

Dopo David Cameron e Boris Johnson è ora il momento Nigel Farage. Il leader dell’Ukip (e suo co-fondatore vent’anni fa, con Alan Sked) è l’ultimo leader referendario ad aver dato le dimissioni – annunciate a sorpresa ieri – lasciando il terzo partito senza un leader ufficiale in una politica britannica in pieno disturbo post-traumatico da stress. I più entusiasti propugnatori del referendum sull’uscita del paese dall’Ue mollano sul più bello.

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Stabbers in the backers

Dopo aver fatto fuori Boris Johnson Michael «Brutus« Gove e sua moglie Lady Macbeth sono pronti a dare alla Gran Bretagna un primo ministro il cui euroscetticismo è a prova di mandato. Annunciando giovedì mattina a sorpresa la propria candidatura a premier dopo aver giurato e spergiurato che fare il leader del paese non era un lavoro per lui, Gove silurava automaticamente quella di Johnson, e poneva del tutto fine alla carriera politica dell’amico ed ex-sindaco di Londra. Una specie di «Boris stai sereno» in salsa Worcestershire.

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