L’ineleggibile

Un Jeremy Cor­byn si aggira per West­min­ster. È ancora lui, solo non è più lui. È rima­sto lo stesso: bona­rio e tra­san­dato, vestito uguale da trent’anni, uno che lo schermo non lo buca, lo mura; uno in bianco e nero.

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Daje Jeremy

Con l’«inspiegabile» ele­zione di Jeremy Cor­byn a lea­der del par­tito labu­ri­sta si com­pie una spe­cie di ome­rico nostos (ritorno), quasi un riav­vol­gi­mento veloce di una pel­li­cola scritta e inter­pre­tata dalla gene­ra­zione poli­tica pre­ce­dente (che poi, ana­gra­fi­ca­mente, è la sua): il film degli anni Novanta, del Labour tre volte vin­ci­tore, dei brin­disi e pac­che sulle spalle coi ban­chieri bar­ra­cuda, delle pseudo-diatribe fra Blur e Oasis, nell’arte elet­triz­zante e ombe­li­co­cen­trica di Damien Hirst e Tracey Emin, dell’aromaterapia come sosti­tuto dell’analisi poli­tica, della cre­scente mar­gi­na­liz­za­zione del sin­da­cato e la dis­so­lu­zione del diritto del (e al) lavoro.

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L’isolamento opaco

Som­merso da una marea di cri­ti­che per l’atteggiamento di chiu­sura totale nei con­fronti di chi, del tutto fuor di meta­fora, è som­merso dal Medi­ter­ra­neo, schiac­ciato sotto le ruote dell’Eurotunnel, o segre­gato in stile post­na­zi­sta nell’Europa orien­tale, David Came­ron si è final­mente lasciato magna­ni­ma­mente scap­pare che «qual­che migliaio» di migranti dal Medio Oriente saranno accolti dalla Gran Bre­ta­gna, lo stesso paese che per secoli giocò a ridi­se­gnarne i con­fini, alte­rarne gli equi­li­bri, sosti­tuirne i lea­der e bom­bar­darne il territorio.

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Il mite Jeremy

Nell’estate che potrebbe ripor­tare il Labour Party bri­tan­nico nell’alveo della pro­pria sto­ria dopo tanto gal­leg­giare in un dopo­sto­ria inde­ter­mi­nato quanto certo della pro­pria irre­vo­ca­bi­lità, Jeremy Cor­byn con­ti­nua a par­lare davanti a tra­boc­canti pla­tee la cui età ana­gra­fica è, nient’affatto sor­pren­den­te­mente, bassa.

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Geremiade

Si chiama Jeremy pro­prio come Clark­son, la con­tro­versa cele­brità tele­vi­siva, ma le simi­li­tu­dini per for­tuna fini­scono qui. Poli­ti­ca­mente, somi­glia assai di più a Ken Living­stone, l’ex sin­daco di Lon­dra e anche lui famosa spina del fianco del par­tito labu­ri­sta: una mina vagante a sini­stra con grosso seguito per­so­nale, e quindi imba­razzo per la mag­gio­ranza centrista.

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Un panda di nome Bbc

È la televisione pubblica più grande e migliore del mondo, riconoscibile dall’acronimo – Bbc – forse più noto dopo “Usa”. Il motto Inform, educate, entertain del suo fondatore Lord Reith, nel 1922, fa da eco novecentesca al Liberté, égalité, fraternité francese rivoluzionario: un modello all’epoca in cui la televisione pubblica informando formava, e di cui è inutile avere nostagia. Ma le notizie, i reportage esclusivi, i documentari esemplari ne fanno ancora il gold standard della teleprofessionalità, una bussola per tutti i giornalisti del globo. E tutto senza pubblicità.

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Attacco al cuore del sindacato

Per­fino il Finan­cial Times, quell’instancabile sobil­la­tore della sedi­zione bol­sce­vica, le aveva defi­nite con­tro­pro­du­centi: le norme restrit­tive sul diritto di scio­pero in Gran Bre­ta­gna, annun­ciate nel Queen’s Speech alla fine del mag­gio scorso, sono state pre­sen­tate mer­co­ledì con pun­tua­lità elvetica.

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Personae non gratae

I dilemmi prin­ci­pali della poli­tica bri­tan­nica di que­sto periodo ver­tono sull’uscita (pro­pria) dalla Ue e l’entrata (altrui) nel paese. La prima è un rischio pos­si­bile; la seconda una cala­mità sociale da evi­tare a ogni costo.

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Marching against the machine

A few shots from yesterday’s national anti-austerity demo against the next tranche of savage cuts this 2nd Tory administration is going to inflict upon the weaker strata of the Uk population.

Yours faithfully went, marched alongside a Brixtonian contingent and carefully avoided the VIP speeches in Parliament sq. Russell Brand’s in particular.

Gli uomini vuoti

Mentre il mondo “libero” scopre con sgomento e sdegno che quell’associazione a delinquere di stampo mafioso che munge la sempre enfia mammella del torneo calcistico-circense grazie alle indagini congiunte della superpotenza imperialista nota per il proprio totale disinteresse nei confronti di detto sport assieme a quella finanziaria fiorita sui capitali sporchi di sangue di mezzo mondo trabocca di putredine solo perché dei due paesi che dovrebbero prossimamente ospitarne lo svolgimento dietro pagamento di regolarissime tangenti uno è una teoligarchia estrattiva premoderna l’altro l’ex nemico ideologico involontariamente trasmutatosi in pericoloso concorrente ideologico; Continue reading “Gli uomini vuoti”