Restare per cambiare, una chiacchiera con Paul Mason

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È un appuntamento politico storico per il Regno Unito, il più importante dal secondo dopoguerra: un referendum che deciderà il futuro del paese e dell’Europa intera. Il prossimo giovedì 23 giugno, i cittadini britannici, più gli irlandesi e i cittadini del Commonwealth che risiedono in Uk, saranno chiamati a rispondere sì oppure no alla domanda: «La Gran Bretagna dovrebbe restare membro dell’Unione Europea o no?». Continua a leggere “Restare per cambiare, una chiacchiera con Paul Mason”

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Raggi-anti

Piccola divagazione sulle municipali romane sul sito dell’Espresso.

 

Skyfool

L’unico indizio di questo inverno dall’abnorme mitezza sono i venti della guerra fredda, tornati prepotentemente a soffiare fra est e ovest. Dopo gli attriti in Ucraina e sull’intervento militare russo in Siria, le relazioni fra Londra e Mosca — con il potere giudiziario della prima che accusa di probabile omicidio il presidente della seconda – permangono congelati in un mutuo e riluttante abbraccio di realpolitik.

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Spai Gheims

All’indomani delle telluriche accuse alla Russia di Putin e a quest’ultimo scaturite dagli esiti della pubblica inchiesta sulla morte di Aleksander Litvinenko, l’agente dell’intelligence russa Fsb poi divenuto informatore del Mi6, i servizi segreti britannici, i quotidiani nazionali, dal centrosinistra del Guardian al centrodestra del Telegraph sono uniti nello sdegno e nel reclamare un piede più fermo da parte di David Cameron nei confronti del Cremlino. Che, dal canto suo, per bocca del portavoce Dmitri Peskov, ha replicato sarcasticamente, definendo gli esiti della pubblica inchiesta condotta dal giudice Owen «un esempio di humour britannico».

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Il Putin delle spie

L’affaire Litvinenko, una di quelle vicende spionistiche capaci di mandare in prepensionamento autori di spy stories del calibro di Le Carré, dopo dieci anni ha finalmente raggiunto un climax giudiziario: la lunga inchiesta, pubblica, sulla morte della spia russa, avvenuta in un albergo londinese per avvelenamento di polonio-210, si è conclusa con l’accertamento «probabile» della responsabilità di Vladimir Putin come mandante.

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La Camera dei bombardieri

Dietro l’invasione angloamericana dell’Iraq, nel 2003, c’era il famigerato dossier farlocco sulle armi di distrazione di massa, armi di cui Saddam Hussein era perfettamente privo ma che Bush e Blair possedevano in quantità.

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