Island is an island is an island is an island

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Se nessun uomo è un’isola, è vero anche il contrario. E la Gran Bretagna di venerdì mattina si è svegliata capovolgendo la celebre massima. L’isola è rimasta isola: lontana dal continente, da quell’Unione con la quale ha convissuto in un frigido matrimonio per quarant’anni che il 52 per cento dei votanti contro il 48 ha deciso di rescindere bruscamente all’alba di ieri. Londra, la Scozia e l’Irlanda del Nord si sono rispettivamente pronunciate al 62 e 55,8% per il remain, ma il Galles al 52,5% e tutto il resto dell’Inghilterra al 57% per il leave. Stavolta i mercati e gli allibratori hanno sbagliato, e alla grande.

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Out and about

Quello che segue è il mio pezzo su Brexit per il manifesto in edicola oggi, scritto prima che i risultati fossero resi noti. Scrivo queste due righe nella mia nuova qualità di ospite in un paese improvvisamente extracomunitario, assieme agli altri nostri 500.000 connazionali, sbarcati su queste isole che perdono pezzi. Si é messo in moto un effetto domino di cui le dimissioni appena annunciate di David Cameron è il primo atto, l’uscita della Scozia e dell’Irlanda del Nord all Regno Unito potrebbero essere il secondo e ultimo  – nel lungo periodo – addirittura l’implosione di tutta l’Unione Europea. We live in interesting times.

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Hope on one side, fear on the other

A disciple of Eric Hobsbawm, Donald Sassoon is Emeritus Professor of Comparative European History at Queen Mary College, University of London. He is the author of a series of texts on Italian communism, European socialism and is presently working on a magnum opus on the parable of global capitalism. An expert on modern Italy, he has been curating the Genoa historiographical festival La storia in piazza since 2007, and his books are translated in many languages. Looking at the crucial United Kingdom referendum, he harbours no doubts: The impending danger of self-exclusion of Britain from the E.U. seems to oscillate between farcical and tragic, but it could have real repercussions of unforeseen gravity.

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Paura e speranza: Sassoon su Brexit

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Allievo di Eric Hobsbawm, Donald Sassoon è professore emerito di Storia europea comparata presso il Queen Mary College, University of London, autore di una sequela di testi sulla storia del comunismo italiano, del socialismo e dei consumi culturali europei, ed è da qualche tempo al lavoro su un opus magnum sulla parabola del capitalismo globale. Profondo conoscitore dell’Italia, cura dal 2007 il festival storiografico genovese La storia in piazza, e i suoi libri sono tradotti in molteplici lingue. Quando si tratta di rivolgere lo sguardo alla cruciale data referendaria che attende il Regno Unito, il prossimo 23 giugno, non sembra nutrire troppi dubbi: l’incombente rischio di autoesclusione della Gran Bretagna dal consesso europeo sembrerebbe oscillare fra il tragico e il farsesco, ma potrebbe avere ripercussioni – reali – d’inusitata gravità. Continue reading “Paura e speranza: Sassoon su Brexit”

Restare per cambiare, una chiacchiera con Paul Mason

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È un appuntamento politico storico per il Regno Unito, il più importante dal secondo dopoguerra: un referendum che deciderà il futuro del paese e dell’Europa intera. Il prossimo giovedì 23 giugno, i cittadini britannici, più gli irlandesi e i cittadini del Commonwealth che risiedono in Uk, saranno chiamati a rispondere sì oppure no alla domanda: «La Gran Bretagna dovrebbe restare membro dell’Unione Europea o no?». Continue reading “Restare per cambiare, una chiacchiera con Paul Mason”

Unità nazionale

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È il momento del lutto nazionale. Attorno all’una di venerdì, esattamente a 24 ore dall’assassinio della deputata Labour Jo Cox da parte del 52enne Thomas Mair, una delegazione di Westminster composta dal primo ministro Cameron, il leader laburista Jeremy Corbyn, il deputato laburista di Leeds Hilary Benn e lo speaker della Camera dei Comuni, il conservatore John Bercow, si è recata nella piazza di Birstall, il piccolo centro dello Yorkshire occidentale che faceva parte della circoscrizione di Cox dove è stata assassinata, per rendere omaggio alla sua memoria.

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Ecce Britannia

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Il solerte martellamento sull’immigrazione delle ultime due settimane ha pagato. Sono un paio di giorni che i sondaggi danno in vantaggio il Leave di sei o sette punti e ormai panico (ed entusiasmo) sono diffusi. A destra come a sinistra, nella Camera dei comuni gli schieramenti sono agitati come i Martini dry del Bond nazionale.

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Jeremain

Eccola, l’uscita in fondo a destra. I punti di vantaggio del fronte dell’uscita sono diventati sette. E la temperatura sale inesorabile anche fuori della Gran Bretagna, con il tabloid tedesco Bild, purtroppo il più letto d’Europa, che parla di «storia scritta nel fango», tanto per ammorbidire i toni di una campagna i cui toni anche a livello internazionale cominciano ad abbandonare il volemose bbene di un tempo.

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L’euroascetico

Se Atene piange, Sparta non ride. Ed è lecito sospettare che, dopo la dimostrazione di spettacolare disunità offerta dal Labour sulla questione degli armamenti nucleari e dell’intervento militare in Siria, Jeremy Corbyn stia segretamente godendosi la resa dei conti da film splatter che la minacciata uscita della Gran Bretagna dalla Ue sta provocando tra le file dei conservatori. Il volto gonfio di stanchezza e le borse sotto gli occhi di un Cameron stravolto, riunito fino all’alba con le sue controparti europee in negoziati dove si frantumano capelli in quattro soprattutto per placare lo scontento interno al suo partito, proiettano all’esterno l’affettazione di uno stakanovismo sempre sul punto di trasformarsi in un involontario quanto beffardo boomerang.

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Cameron issa i ponti levatoi

L’immigrazione in Uk è in aumento più o meno costante da metà anni Novanta, e la tanto strom­baz­zata cre­sci­tina dell’economia nazio­nale, costruita sulla fles­si­bi­liz­za­zione sel­vag­gia e sullo sman­tel­la­mento del wel­fare, ha reso una volta di più il Paese quel che sotto molti aspetti è sem­pre stato: l’America di un’Europa oggi sovra­di­men­sio­nata e nelle tena­glie dell’austerity. Continue reading “Cameron issa i ponti levatoi”