Amnesty international Uk per Giulio Regeni

Amnesty International Uk si attiva per la vicenda Regeni. Venerdì pomeriggio a Cambridge, città nella cui università studiava il dottorando italiano, si terrà un raduno affinché il governo britannico eserciti la dovuta pressione sul brutale regime di Abdel Fettah el-Sisi per indurlo finalmente a gettar luce sulle responsabilità della sparizione e omicidio di Giulio, scomparso lo scorso 25 gennaio e il cui corpo torturato fu rinvenuto il successivo 3 febbraio. La sua non è che una delle morti e sparizioni che con tragica assiduità caratterizzano la dittatura militare sin da prima che el-Sisi si impadronisse del potere.

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Brexit, in fondo a destra

Era previsto che lo facesse, e lo ha fatto venerdì nella quinta e sua ultima visita ufficiale a Londra, dov’è arrivato venerdì scorso. Barack Obama è entrato con tutto il peso della sua megalimousine corazzata nel dibattito sulla permanenza o l’uscita del paese dall’Unione europea.

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Zaha Hadid, 1950-2016

Non è solo la politica ad aver avuto la sua “lady di ferro”: in architettura l’appellativo spetta altrettanto di diritto a Zaha Hadid, scomparsa in un ospedale di Miami all’età di 65 anni per attacco cardiaco. Non soltanto perché “Hadid”, in arabo, significa proprio ferro, o perché il suo lavoro sia stato spesso al centro di dibattiti, talvolta infuocati: ma perché lei era un po’ il contrario dei suoi edifici, così insofferenti alla staticità e intrappolati in un fermo immagine sempre sul punto di lasciarseli sfuggire.

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D’elusione fiscale

La wikileaks che ha colpito i server della Mossack Fonseca, lo studio legale con sede a Panama specializzato nell’aiutare i milionari globali dell’un per cento a imboscare i propri redditi, leciti e non, per eludere ed evadere le tasse, continua a provocare il serio imbarazzo di David Cameron, l’unico primo ministro di un vasto stato europeo a essere stato finora chiamato in causa dalla pubblicazione di dati.

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Should we stay or should we go

La campagna referendaria prosegue febbrile, l’approssimarsi del 23 giugno, data in cui la Gran Bretagna voterà il referendum sulla sua permanenza nell’Unione Europea, porta con sé foschi presagi per Remain, il “partito” a favore di quest’ultima. Continue reading “Should we stay or should we go”

Morte di un’archistar

Aquatics Centre in the 2012 London Olympic Park, Stratford, London, England, United Kingdom, Europe

Qualche notte fa ho avuto un’esperienza iperreale. Attraversavo l’Olympic Park di Stratford, colossale cattedrale nel deserto, costruita per le olimpiadi del 2012 e consegnato puntualmente al disuso più totale. Ero Solo. Migliaia di metri quadrati di strutture sportive perfettamente deserte ma illuminate in un caleidoscopio disneyano mi sussurravano la loro costosa inutilità.  Poi sono passato davanti al London Acquatics Centre, lo stadio del nuoto di Zaha Hadid che,  silenziosamente sdraiato su un fianco come una grande balena spiaggiata,  era l’unico edificio a non sembrare un rendering. E ne ho ammirato le forme. 
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O la Borsa, o l’accoglienza

È il centro di accoglienza più grande d’Europa, che il ministero degli interni affida in appalto a imprese private, ed è passato recentemente di mano. Vi sono detenute circa un migliaio di persone, fra richiedenti asilo, migranti senza visto o dal visto scaduto o che hanno a carico precedenti penali e sono in attesa di rimpatrio, in una struttura abilitata a ospitarne un massimo di 661. E ora l’Harmondsworth immigration removal centre, vicino Heathrow, si trova in mezzo a un nugolo di polemiche per le condizioni disagiate in cui versano i suoi «ospiti».

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Il Nettuno disarmato

È stata definita la più grande manifestazione anti nuclearista degli ultimi vent’anni. Circa sessantamila persone sono scese in piazza sabato scorso per gridare il proprio «no» al rinnovo del deterrente nucleare britannico Trident. Con in testa una schiera nutrita di celebrità e personalità politiche, il serpente umano si è snodato dal concentramento a Marble Arch fino al capolinea canonico delle manifestazioni londinesi, la piazza di Trafalgar Square, dove fino al tardo pomeriggio si sono susseguiti gli interventi.

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Brexit Johnson: fuori dell’Europa, dentro Downing Street

Tapino David Cameron, cui non è dato assaporare l’effimero nettare della vittoria. Nemmeno era rientrato da Bruxelles, raggiante e con in tasca i termini della rinegoziazione della partecipazione britannica all’Ue strappati ai suoi colleghi europei, che già incassava la defezione del rivale: il dotto, giullaresco e assai apprezzato sindaco di Londra Boris Johnson.

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L’euroascetico

Se Atene piange, Sparta non ride. Ed è lecito sospettare che, dopo la dimostrazione di spettacolare disunità offerta dal Labour sulla questione degli armamenti nucleari e dell’intervento militare in Siria, Jeremy Corbyn stia segretamente godendosi la resa dei conti da film splatter che la minacciata uscita della Gran Bretagna dalla Ue sta provocando tra le file dei conservatori. Il volto gonfio di stanchezza e le borse sotto gli occhi di un Cameron stravolto, riunito fino all’alba con le sue controparti europee in negoziati dove si frantumano capelli in quattro soprattutto per placare lo scontento interno al suo partito, proiettano all’esterno l’affettazione di uno stakanovismo sempre sul punto di trasformarsi in un involontario quanto beffardo boomerang.

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