Abandoned Cities è un vecchio (1984) album di Harold Budd che credo farebbe da ottimo background sonoro a questa bella mostra.
Elisabetta, prima e seconda
Sull’Espresso in edicola questa settimana, un pezzo che si interroga sul senso e sul futuro della monarchia britannica. Di seguito, la versione originale mentre, nel link che segue, quella edulcorata.
Il giubileo di diamante di Elisabetta II è in pieno svolgimento e il 4 giugno prossimo un grande concerto pop con la direzione artistica di Gary Barlow (il ciccio bombo dei Take That, come fu a suo tempo impietosamente definito da Elio e le Storie Tese) avrà luogo davanti a Buckingham Palace, in mezzo a un tripudio di Union Jack. Sono passati ben 35 anni da quando, nel 1977, in occasione dello stesso giubileo, allora d’argento, John Lydon (in arte Rotten) e i suoi Sex Pistols le dedicarono un’assai personale rilettura dell’inno nazionale. Con buona pace degli sberleffi del punk la regina è ancora lì, più amata che mai, mentre l’anarchico Lydon è finito a reclamizzare il burro in TV. Continue reading “Elisabetta, prima e seconda”
Eric Hobsbawm sull’Espresso
Intervista al sommo Eric, capace di spiazzare tutti anche a 95 anni.
Mark Wahlberg,
con cui ho parlato qualche tempo fa.
Robba coatta.
Londra anno zero
Il link allo speciale del Tg2 Dossier di Stefano Tura sulla capitale alla vigilia delle Olimpiadi, prodotto dal sottoscritto e che è andato in onda ieri sera.
Ubi mayor minor cessat
La difficile arte del rifiuto
Giancarlo Menotti (1911-2007), il compositore per il quale ho avuto la fortuna di lavorare, ricevette svariate onorificenze, tra cui quella di Cavaliere di Gran Croce, Ordine al Merito della Repubblica Italiana e la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte. Le chiamava “le patacche”, con malcelato disprezzo. Anche se poi nessuno come lui sapeva indossare uno smoking per andare alle serate di gala, una cosa, questa, che gli procurava grande, altrettanto malcelato piacere.
An American in London
Quattro chiacchiere con Maureen Paley, a charming Bethnal Green lady who knows a thing or two about art. Su estetica, mercato, avan- e retroguardie. Sul Vogue Italia di febbraio.
Today’s art serious predicament
Più Monty, meno Monti
Una chiacchiera (unabridged and unedited) con Terry Gilliam, prima di Natale, uscita sul Vogue Italia di dicembre.
Terry Gilliam è seduto in una delle sale del Century Club, nel mezzo di Theatreland, a Soho. Nonostante i molti decenni trascorsi in Gran Bretagna (qualche anno fa ha persino rinunciato alla cittadinanza americana) mantiene l’atteggiamento da all-American guy: gioviale, aperto, prodigo di sorrisi. “Sono appena arrivato anch’io”, si affretta a specificare gentilmente, forse per rassicurarmi sul mio pur lieve ritardo. Settantenne, fisicamente è in grande forma, meglio dei suoi ex complici: i capelli, molto corti, si lasciano sfuggire ancora quel codino sottile, un passo falso che lo rende simile a un biker, o a un metal fan tedesco d’inizio anni Ottanta. Continue reading “Più Monty, meno Monti”






