Mal di freni

«Esserci o non esserci» non è più solo un dilemma da social media, ma anche quello di una Gran Bretagna profondamente divisa quanto alla propria permanenza nell’Unione Europea. Tanto che perfino Donald Tusk, il presidente del consiglio d’Europa, ha scomodato Shakespeare citando l’Amleto nella lettera d’accompagnamento alla bozza di accordo con cui David Cameron vorrebbe sventare l’uscita del paese dall’Unione in un epocale referendum.

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Ventimila testate sotto i mari

Ancora una volta nell’occhio del ciclone mediatico, il leader laburista Jeremy Corbyn è stato preso di mira dalla stampa mainstream britannica per aver osato suggerire una soluzione di compromesso sulla questione del rinnovo dell’arsenale nucleare nazionale.

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Grossa retorica, grande errore

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L’aula non aveva ancora finito di applaudire l’eroica prolusione con cui il figlio segreto (nel senso che fino a ieri non lo conosceva nessuno) di Tony Benn, Hilary, metteva il suggello del Labour a una maggioranza che Cameron non si sognava neppure, che già i Tornado scaldavano i motori.

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Voto secondo incoscienza

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Dopo un fine settimana di tese discussioni con in gioco l’unità del suo governo ombra e del partito parlamentare nel suo complesso, Jeremy Corbyn ha sciolto il suo dilemma: concederà un voto libero ai deputati laburisti sulla cruciale decisione se allargare i bombardamenti aerei britannici anti-Isis alla Siria.

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La Camera dei bombardieri

Dietro l’invasione angloamericana dell’Iraq, nel 2003, c’era il famigerato dossier farlocco sulle armi di distrazione di massa, armi di cui Saddam Hussein era perfettamente privo ma che Bush e Blair possedevano in quantità.

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