L’immensità immacolata della White Cube Bermondsey t’inghiotte. La galleria di South East London ha le dimensioni di un museo: ci vuole fegato per riempirla con lavori di superfici limitate. Ma Tracey Emin è tutto fuorché pavida. Il minimo che ci si possa aspettare da un’artista che intitolò la sua prima mostra “La mia retrospettiva più importante”. Continue reading “Tracey Emin tra solitude e loneliness”
Zizek: felicità, categoria per schiavi
“Is happiness important these days? How can we be happy? What steps do you suggest?”
Slavoj Zizek
08 October 2014 2:25pm
Happiness was never important. The problem is that we don’t know what we really want. What makes us happy is not to get what we want. But to dream about it. Happiness is for opportunists. So I think that the only life of deep satisfaction is a life of eternal struggle, especially struggle with oneself. We all remember Gordon Gekko, the role played by Michael Douglas in Wall Street. What he says, breakfast is for wimps, or if you need a friend buy yourself a dog, I think we should say something similar about happiness. If you want to remain happy, just remain stupid. Authentic masters are never happy; happiness is a category of slaves.
(Online Guardian Q&A with the Slovenian philosopher. Il resto del pirotecnico scambio è qui.)
Il suo ultimo libro, Absolute Recoil: Towards a New Foundation of Dialectical Materialism, è appena uscito per i tipi di Verso.
Vanity Affair
Beverly Hills, again
Ho scritto già di Beverly Pepper altrove qualche mese fa, ma il personaggio è di tale caratura da meritarsi altro spazio.
L’auto sobbalza un po’ mentre s’inerpica lungo le strade tortuose e dissestate della campagna umbra. «Non mi preoccupa il vivere pericolosamente. Dopo tutti questi anni, un giorno di più o uno di meno non importa», scherza molto seriamente il mio passeggero speciale: è Beverly Pepper, la madrina della scultura monumentale tardo-novecentesca. Un motto di spirito può ben permetterselo: la sua lunga e intensa vita – novantadue primavere non sono come dirlo – è senz’altro materia per un libro. «Avrebbe dovuto scriverlo mio marito Bill, che era autore. Oggi, tutto il tempo che ho lo dedico al lavoro. Non sono una narratrice, io faccio le cose. Bill aveva lavorato talmente tanti anni su Leonardo da Vinci da aver finito per credere di essere lui stesso Leonardo».
Open society, free schools, screwed students
Una delle caratteristiche salienti dell’assetto scolastico britannico dal secondo dopoguerra è la condotta quasi del tutto bipartisan tenuta nei suoi confronti da Tories e Labour. Una quasi unanimità, scaturita inizialmente dal consenso fordista basato sul welfare, che è passata indenne attraverso l’era thatcheriana e la privatizzazione – quando non il completo smantellamento – dello stato sociale che vi ebbero luogo.
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Pubblica distruzione
Pagherete caro, pagherete tutto
Illuminante articolo sul precariato cognitivo su n+1. La formula in sé “precariato cognitivo” non compare mai, il che rende il pezzo un perfetto esempio di come scrivere – bene – di una cosa che si subisce quotidianamente alla quale non si è saputo – o voluto – dare una compiuta definizione ideologica. Un po’ come prendere Socrate e metterlo a testa in giù: dal “sapere di non sapere” al “non sapere di sapere”.
Buffalo Soldier
C.Rap
Chi sta provando a smettere
di bere e di fumare non dovrebbe guardare True Detective. Il personaggio di Matthew McConaughey è pura pornografia dell’alcol/tabagismo. Una sana pernacchia al salutismo.

